Training

Vita Doppia


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Ci sono cose nella vita che si continuano a rimandare, credo che sia una cosa tipica del genere umano quella di procrastinare ciò che prevede delle decisioni importanti e io non faccio assolutamente eccezione.

Da sempre sono appassionato di sport, di vario tipo, e ogni volta che li pratico mi ripeto sempre “ci potrei vivere così”, assaporando quella sensazione di soddisfazione che provi nel fare una cosa che ti appassiona, ma poi torno alla realtà e nella vita faccio un mestiere che mi appassiona altrettanto e che non voglio smettere di fare. Ho sempre guardato però con ammirazione ai quei soggetti che riescono a bilanciare, seppur con molti sacrifici, la propria vita da atleta non professionista con quella da lavoratore di professione.

Gli sportivi, quelli veri, impostano l’esistenza per arrivare al top, e lo fanno da quando il loro fisico è giovanissimo e può ancora essere plasmato secondo le esigenze, io invece ho 36 anni e il mio fisico ha già preso una forma che è molto diversa da quella di un professionista. Probabilmente però anche l’atleta professionista sogna nel tempo libero di fare qualcosa di assolutamente diverso da quello che è il suo mestiere.

Il fisico comincia ad invecchiare dal primo giorno della tua vita, ma la mente è un tantino più complessa e con il tempo acquisisce consapevolezza e determinazione, motivo per cui spesso gli atleti molto giovani si dedicato a sport in cui l’esplosività e la reattività sulle brevi distanze ha un fascino maggiore rispetto alle gare che impegnano corpo e mente per periodi prolungati. Credo che la mia sia proprio una questione di consapevolezza perché la mia mente ha autonomamente deciso di non darmi più tregua ed instillare in me la voglia, che nel tempo è diventata un bisogno, di imparare a bilanciare la mia vita quotidiana con la necessità di mettere alla prova il mio fisico e di fare una vita da atleta.

Avrò quindi una vita normale di giorno, e una da sportivo in tutto il tempo che rimane.

Una cosa che da sempre mi caratterizza però è che non amo i compromessi, se una cosa va fatta bisogna crederci, non basta provarci un attimo, bisogna proprio provarla come se fosse la propria ragione di vita, altrimenti non ne vale la pena, non potrai mai dire se una cosa ti piace davvero se non ci hai provato come si deve.

Un giorno ad esempio, quando ero ancora molto giovane, parlando con un compagno di scuola che frequentavo di rado ho scoperto che praticava il pugilato. Mi fece un’allegoria con gli  scacchi, è un po’ come esser vicino allo scacco matto mi disse, per praticare pugilato devi arrivare a comprendere cosa sei disposto a perdere, incassare, per far scoprire il tua avversario e sferrare il colpo decisivo. Neanche a dire che le sue parole mi affascinarono al punto da iniziare a praticare e portai avanti la passione per la nobile arte per diversi anni prima di decidere che avevo capito e che probabilmente non sarei stato un buon pugile. Ero però uno stratega incredibile nonostante abbia sempre preso un sacco di botte. Dopo anni comunque acquistai una scacchiera e mi resi conto che il paragone con il pugilato non era poi così azzeccato, perdere un pedone non ha per niente la stessa energia di un montante incassato male.

Nella mia decisione quindi di vivere una doppia vita, di cui una da atleta, non potevo  mettere gli occhi su un singolo sport, di cui avrei finito con lo stancarmi, per cui la scelta del Triathlon mi è sembrata quella più azzeccata. Non vivrò quindi una vita da atleta, bensì una da triatleta.

Il triathlon è perfetto ho pensato, dopo un po’ che corri cominciano inevitabilmente i dolori  alle articolazioni, per cui puoi alternare con le sessioni in bicicletta e quando anche quelle ti irrigidiscono i muscoli fino a non poter quasi fare le scale puoi sempre nuotare, che è anche un’ottima soluzione per le giornate di pioggia.

Da qui in poi ho deciso inoltre che metterò per iscritto le mie difficoltà nell’affrontare gli allenamenti, principalmente per costringermi a razionalizzare i problemi e poi per avere la motivazione di scrivere dei miei risultati durante i giorni difficili, perché non mancheranno.